Stanc* dei soliti ristoranti per turisti? Scopri il food-rooting, il nuovo trend di viaggio che ti invita a riscoprire le origini di ciò che porti in tavola.
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Editoriale
Il tramonto della narrativa aesthetic 📸
Per anni, l’ingerenza dei social media ci ha abituati all’idea che il modo migliore per raccontare l’enogastronomia fosse necessario l’impiego di principi narrativi che permeassero il filone dell’aesthetic, dell’estetico, di ciò che risulta gradevole ai nostri cinque sensi.
Tuttavia, con la nuova ascesa dei dump e di contenuti multimediali sempre meno ‘curati’ da un punto di vista puramente estetico – a beneficio, naturalmente, di quell’autenticità a cui pare anche il mondo dell’internet pare voglia disperatamente ritornare -, questa metodologia di narrazione patinata e artefatta sta lasciando lentamente spazio a linguaggi ben più austeri, immediati, concreti.
Da qui, l’esigenza di iniziare nuovamente a vivere esperienze che ci connettano direttamente – ma, soprattutto, realmente – a tutto ciò che, in un secondo momento, si trasformerà in quel ‘contenuto’ che tanto desideriamo condividere con il nostro seguito.
Esperienze che affondino le proprie radici (cfr. dall’inglese to root, mettere radici) magari in tradizioni secolari, che ci invitino a ‘sporcarci le mani’ – non solo metaforicamente – per poter riscoprire cosa volesse dire vivere senza l’influenza – reference puramente casuale – di voci e volti che, dal freddo bagliore di uno schermo, ci dicano cosa fare, quando farlo, come farlo ma, soprattutto, perché.
Il food-rooting e il ritorno alla terra 🌽
È da questa nuova corrente di pensiero e di intenti che nasce il semplice – ma solo nel suo fondamento – concetto di food-rooting.
Diciamocelo pure: l’epoca del turista-consumatore passivo sta giungendo al termine perché possa venire l’alba dell’era del viaggiatore-contadino.
Oggi, io e Teresa vogliamo lanciarvi una provocazione: il turismo enogastronomico del futuro esige che mettiate da parte i vestiti eleganti.
Vi chiede di infilare gli stivali di gomma, affondare le mani nella cenere o nel latte crudo e riscoprire la dignità immensa di quella che i nostri genitori, o chi prima di essi, bollavano perentoriamente come ‘fatica’.
Perché vi assicuriamo che il pasto più indimenticabile della vostra vita non sarà quello dal conto più salato, ma quello che avrete fisicamente contribuito a creare.
Come abbracciare la filosofia del food-rooting?
Se intendi abbracciare questo trend già a partire dal tuo prossimo viaggio, ecco alcune delle esperienze di food-rooting che stanno ridefinendo la mappa del turismo globale.

L’arte del casaro 🧀
Dimentica la colazione a buffet dell’hotel servita alle nove. L’esperienza inizia quando fuori è ancora buio.
Affiancare un casaro pugliese, campano o un pastore sardo significa mungere, sentire l’odore forte e pungente del latte crudo, accendere il fuoco sotto enormi calderoni e immergere le mani nell’acqua bollente per imparare a “filare” la mozzarella o chiudere un caciocavallo.
Il premio? Assaggiare una ricotta ancora calda, saporita di fumo e fatica.
La tradizione della norcineria 🥓
Mentre d’estate si cercano i frutti freschi, i mesi freddi in Italia sono il regno delle carni. In regioni come l’Umbria, la Calabria o il Cilento, partecipare ai riti legati alla preparazione dei salumi è un tuffo in una tradizione millenaria.
Imparare a insaccare, dosare il pepe nero, il finocchietto e il peperoncino, legare lo spago attorno ai capocolli per prepararli alla lenta stagionatura: è un’immersione totale in una sapienza artigiana che si tramanda di generazione in generazione.
Foraging e raccolta 🫐
Dal Nord Europa ai boschi alpini, il foraging (la raccolta di erbe e frutti spontanei) è l’essenza del food-rooting.
Accompagnati da guide esperte, si impara a leggere il sottobosco, a distinguere i germogli di pino, il muschio commestibile, i funghi e l’aglio orsino.
È un esercizio di attenzione assoluta, in cui si cammina in silenzio e si raccoglie solo ciò che la natura concede in quel preciso giorno.
Dalla rete alla brace 🐟
Sulle coste del Mediterraneo o nell’Atlantico, le uscite in pescaturismo si sono evolute.
Non si va a guardare: si tirano le reti a bordo, ci si bagna, si impara a squamare ed eviscerare il pescato sul ponte della barca sferzati dal vento.
Il pesce viene poi cotto immediatamente sulla brace, senza marinature complesse: solo il sapore naturale del pesce appena pescato.
Conclusioni
Il food-rooting ci insegna che il vero viaggio lento non è solo una questione di mezzi di trasporto, ma di consapevolezza. Riposizionare l’essere umano al centro del ciclo produttivo — anche solo per il tempo di una vacanza — è il modo più potente per rispettare i luoghi che visitiamo e per trasformare un semplice pasto in un ricordo indelebile.
E tu, sei pront* a sporcarti le mani? Quale di queste esperienze ti piacerebbe vivere nel tuo prossimo viaggio? Preferisci l’odore del mosto, il calore del latte appena munto o il silenzio della raccolta nei boschi? Scrivicelo nei commenti e iscriviti alla newsletter di ‘A un cucchiaio dal mondo‘: stiamo già affilando i coltelli e preparando gli stivali per la prossima avventura!


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