Quello che vogliamo proporti oggi non è uno dei classici articoli divulgativi a la ‘A un cucchiaio dal mondo’, ma un vero e proprio racconto di viaggio sul nostro weekend a Tropea e a Capo Vaticano.

Pertanto, preparati ad una lettura decisamente più lunga, distesa, disseminata di aneddoti e sequenze dialogiche i quali, sebbene talvolta un po’ edulcorati just for the sake of the story, non tradiscono, ma arricchiscono la natura stessa di questo blog e di coloro i quali, giorno dopo giorno, ne riempiono le pagine con l’intento di raccontare di sè e delle proprie espereinze alla scoperta di questo nostro vasto e meraviglioso mondo.

Mettiti comod*, assicurati di avere accanto a te qualcosa da bere o da mangiare e gustati questo viaggio alla scoperta di Tropea e di Capo Vaticano.


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Ci sono viaggi che, nonostante il susseguirsi di una serie sconfinata di occorrenze avverse, tracciano solchi profondi, dagli argini alti e robusti, che neanche le acque più tumultuose e insistenti riescono a tracimare. 

Questo, di cui vi racconteremo a breve, è stato uno di quei viaggi. 

E inizia così, con la nostra auto che inizia già a dar segni di problemi all’area di servizio di Lagonegro est, in Basilicata.

«Non senti una vibrazione?»

«Che vibrazione?»

«Senti? Questa vibrazione!»

«Non sento alcuna vibrazione…»

«Poggia una mano sul volante».

«Oooh, questa vibrazione…»

«Eh, questa vibrazione…»

«Che sarà mai?»

«Non ne ho idea, ma non mi piace…»

«Vedrai che non sarà nulla di grave. Dai su, forza. Vediamo di sbrigarci che devo andare in bagno.».

«Va bene, andiamo».

«Il caffè era davvero buono!»

«Vero! Anche il cannoncino non era niente male!»

«Pensi che quella vibrazione sia sparita?»

«Proprio non saprei. Ma immagino che lo scopriremo presto».

TA-TA-TA-VROOM.

TU-TU-TU-TU-TU-TU-TU-…

«Niente, è ancora qui».

«Sarà il caldo?».

«Forse…».

«Oppure l’aria condizionata…».

«Probabile, ma, in ogni caso, non mi piace. Speriamo tenga almeno fino a domenica».

«Incrociamo le dita».

Giorno 1 – Capo Vaticano 🏖️

Arriviamo all’albergo-ristorante ‘A Turri’ intorno alle ore 12:30.

Veniamo accolti da quella che sembra la proprietaria che, nell’attesa, stava consumando il pranzo in compagnia della sua famiglia a un tavolo appartato nella sala principale del ristorante annesso alla struttura.

«Avete fatto un buon viaggio?»

«Sì, molto tranquillo, a esser sinceri.»

«Mi fa piacere. Dunque, avrei bisogno dei vostri documenti per il check-in.»

«Ma certo! Tenga pure.»

«Grazie! Giusto un attimo perché ne faccia delle fotocopie e ve li restituisco.»

«Faccia con comodo. Non c’è fretta.»

«Bene… Ecco a voi!»

«Grazie».

«Per il pagamento carta o contanti?»

«Carta se possibile…»

«Ma certo, ecco.»

«Perfetto! La vostra è la camera 102. Prima volta qui?»

«Sissignora!»

«Bene! Lasciate che vi faccia strada!».

A un cucchiaio dal mondo - Weekend a Tropea e Capo Vaticano
A un cucchiaio dal mondo – Weekend a Tropea e Capo Vaticano – A Turri Rooms and Restaurant

Dopo aver riposto i bagagli nella nostra stanza, ci lanciamo verso il ristorante per consumare quello che sarebbe stato il nostro primo pasto calabrese: insalata di pesce con pescato del giorno – al dì: seppia, polpo, cozze e vongole -, insalata di polpo e patate, cipolle rosse di Tropea al forno, pane casereccio (figure a sinistra). 

Il pesce cotto e trattato alla perfezione; le cipolle, evanescenti, dolci e appena leggermente piccanti.

Dopo pranzo, torniamo in stanza per dare sollievo ai nostri corpi sfiancati dal lungo viaggio in auto prima di recarci, a piedi, alla Spiaggia del Tono, a circa 700 metri – 13 minuti a piedi – dal nostro accomodamento.

Ciò che, tuttavia, ancora non sapevamo, era che, per raggiungere la Spiaggia del Tono, avremmo dovuto percorrere una strada tutta curve, in discesa, sotto il sole cocente del mese di luglio.

Per nostra fortuna, a rabbonire il calore di pelle e asfalto e a increspare la superficie del mare turchese, un tiepido vento da Ponente presagio di tempo sereno, fecondità, dolcezza, rinascita. 

Le acque, sebbene ingrossate da uno Zefiro sempre più insistente, offrono uno spettacolo impressionante pari solo alla bellezza selvaggia di Capo Vaticano e dell’isola di Stromboli, che, di tanto in tanto, riemerge dalla coltre di foschia che obnubila il cilestrino orizzonte della Costa degli Dei.

Le profondità costiere del Tirreno meridionale offrono uno spettacolo di luci, ombre e danze ancora più sensazionale, che vede avvicendarsi occhiate e donzelle, cefali e saraghi.

Resteremmo ore a osservare i fieri e composti banchi di questi pesci misurarsi contro le correnti e celebrare l’opulenza del mare, festeggiando allegramente e banchettando della vita che si affatica sulle superfici levigate degli scogli sommersi.

Weekend a Tropea e a Capo Vaticano – Quota 10.000 🥾

Sebbene le nostre intenzioni non fossero quelle di lasciare la Spiaggia del Tono prima che facesse sera, il desiderio di dedicare le ultime ore del giorno al vicino borgo di Tropea si è fatto largo nei nostri cuori a tal punto che, in appena una manciata di minuti, eravamo già pronti a misurarci contro quella che, da prima che era discesa, ora si sarebbe trasformata in una salita piuttosto ostica da fronteggiare.

«Ma chi ce lo ha fatto fare?», esordisce Teresa.

«A quanto pare, io. Ma non mi aspettavo una cosa del genere.», replico sommessamente io, Gaetano.

«Beh, neanche io. Ma pazienza…»

«Stai bene?» 

«Sì. Iniziamo proprio bene, comunque…»

«Hai ragione».

Nonostante ciò, riusciamo nell’impresa di tornare all’albergo certamente madidi di sudore e con il contatore dei passi che, nel frattempo, aveva già sfiorato quota 10.000.

Ma, ahimè, a questa povera anima è toccato ridiscendere poiché la t-shirt di Teresa aveva deciso di abbandonare il comfort della spallina della custodia dell’ombrellone.

Quota 10.567 passi.

Finalmente nella nostra stanza, ci concediamo una doccia meritatissima e, una volta imbellettati, facciamo per raggiungere l’auto per partire alla volta di Tropea.

Avviato il motore dell’auto, sentiamo che la vibrazione è ancora lì.

E realizziamo che non si trattava soltanto di un problema passeggero da un messaggio comparso sul computer di bordo recante le seguenti parole:

«Meraviglioso. Davvero meraviglioso. Che facciamo?»

«Proviamo a chiamare qualcuno?»

«D’accordo.»

Chiamiamo mio fratello, ingegnere meccanico, e Alfonso, il nostro meccanico di fiducia, per spiegare loro la situazione. Entrambi ci dicono di non preoccuparci perché potrebbe trattarsi soltanto di un po’ di carburante sporco e che, tendenzialmente, il messaggio comparso sul computer di bordo non sollecita al fermo immediato dell’auto.

La nostra immaginazione, nel frattempo, nonostante le parole di conforto di due che ne capiscono certamente più di noi in merito alla questione, già aveva iniziato a prefigurare scenari disfattisti, che ci vedevano bloccati in Calabria per un guasto all’auto.

In ogni caso, riusciamo presto ad abbandonare siffatte evocazioni per tornare con testa e cuore al tragitto che ci avrebbe condotti a uno dei borghi più belli d’Italia.

A un cucchiaio dalla perla del Tirreno 🌊

A un cucchiaio dal mondo - Weekend a Tropea e a Capo Vaticano - Tropea e le sue cipolle IGP

Tropea ha esattamente tutto ciò che ti aspetti da un tipico borgo italiano, e forse anche più: vicoli stretti, dimore antiche, botteghe e locali stipati di merci variopinte e turisti provenienti letteralmente da ogni parte del mondo. 

Anche conosciuta come la ‘perla del Tirreno’, per via della sua posizione a picco sul mare per il suo fascino antico e salmastro, Tropea è rinomata anche è soprattutto per le sue spiagge, il Santuario di Santa Maria dell’isola (figura in copertina) – antico monastero bizantino del VII secolo arroccato su di un promontorio montuoso circondato da acque turchesi e cristalline – e le cipolle. (figura a destra)

E che cipolle.

Dolci, croccanti, succose, adatte praticamente ad ogni tipo di preparazione, apprezzate anche da chi delle cipolle non è proprio amante o proprio le riesce a digerire.

Introdotte in Calabria dai Fenici, apprezzate già da Plinio il Vecchio, da Tropea i mercanti la esportavano in tutto il bacino mediterraneo con l’epiteto di oro rosso

Coltivata lungo tutta la Costa degli Dei, essa deve il suo gusto e il suo colore ai terreni sabbiosi e ricchi di minerali di quest’area della nostra penisola. 

Oggi, la sua unicità è stata premiata con il marchio europeo IGP.

Affidata l’auto a un parcheggio a ore, il DR FAST PARKING, nonostante l’intorno del borgo sia costellato di stalli gratuiti (con striscia bianca) – già tutti occupati, naturalmente -, ci incamminiamo verso il centro storico che abbacina per i suoni, le luci, i profumi e i sapori. 

Da buoni turisti quali siamo, una delle nostre prime tappe è stato un negozio di souvenir chiamato ‘U briganti‘ (figura a destra), dove compriamo calamite e ammenicoli da portare a casa con noi e regalare alle nostre famiglie.

Dopo alcune brevi soste fotografiche presso il belvedere di Piazza del Cannone e l’affaccio del corso a Largo Migliarese, ci incamminiamo verso il ristorante presso il quale avevamo prenotato la nostra cena per quella sera: ‘La Pergola’.

A un cucchiaio dal mondo - Weekend a Tropea e a Capo Vaticano - Bottega U Briganti

Cena al ristorante ‘La Pergola’ 🍝

A circa 600 metri fuori del centro storico, ‘La Pergola‘ è un ristorante a conduzione familiare che da oltre quarant’anni accoglie turisti provenienti da ogni parte del mondo.

Mentre il paesaggio sonoro, all’interno del locale, si trasforma lentamente, passando dalle iniziali vibrazioni da dance club di primi anni 2000 a un’esegesi trionfale e magniloquente della piccola comunità polacca che, a pochi tavoli di distanza, era alle battute finali della propria cena, la nostra tavola inizia ad ammannirsi con le prime portate del nostro ordine. 

La nostra scelta gastronomica, per questa nostra prima cena calabrese, ricade sulle seguenti pietanze, preparate tutte con ingredienti a km 0, con attenzione particolare rivolta, chiaramente, alle eccellenze calabresi e ai minerali frutti del Mar Tirreno (figure a sinistra):

  • Antipasti: pepata di cozze e fantasia di mare, con salmone affumicato, alici marinate, alice ‘mpaccata (ripiena di un amalgama di formaggio a pasta dura e pane grattugiati), baccalà piastrellato e fritto, conchiglia granata ripiena di crostacei e zucchine e composta di tocchetti di polpo e seppia
  • Primi piatti: per Gaetano, tagliolini al gambero rosso con bottarga e lime; per Teresa, tagliolini ai ricci di mare

Il tutto, annaffiato da un buon Negroni, per Gaetano, e da un calice di bianco della casa per Teresa. 

Un’esperienza gastronomica da non perdere la prossima volta che dovessi capitare nell’intorno di Tropea.

Dopo cena, una passeggiata fra i pittoreschi vicoletti di Tropea illuminati letteralmente a festa ci riconduce al parcheggio custodito dove, qualche ora prima, avevamo parcheggiato la nostra auto che, fortunatamente – nonostante le nostre preoccupazioni – riparte senza problemi e ci riporta in albergo.

Giorno 2 – Tropea

Il nostro secondo giorno qui in Calabria apre gli occhi a una sontuosa colazione internazionale, offerta dall’albergo ristorante presso il quale soggiorniamo: per Gaetano, toast con prosciutto e formaggio con caffelatte; per Teresa, cappuccino con ciambella fatta in casa.

«Questo è, senza ombra di dubbio, uno dei migliori cappuccini che abbia mai bevuto in viaggio!», si sbilancia Teresa dall’alto della sua effettiva expertise in quanto a bevande calde.

«Anche il mio caffelatte non è niente male, sai? Li ha preparati il ragazzo che è lì al bar. Ha dei modi davvero gentili, non trovi?»

«Vero, sì!».

Accanto alle bevande, ci vengono offerti anche dei piccoli cornettini in pasta sfoglia, che decidiamo di farcire con un po’ di crema spalmabile, giusto a rincarare la dose di calorie che, ti assicuriamo, ci sarebbero servite nel corso di una delle nostre giornate in viaggio più estenuanti della nostra vita.

Ma andiamo per gradi.

La sera precedente, avevamo deciso di fare ritorno a Tropea, in quanto stregati dalle acque turchesi che ne bagnano la costa dorata.

Per cui, divorato quel nostro primo pasto della giornata, ci affrettiamo in stanza, dalla quale preleviamo le borse che, nelle prime ore della giornata, avevamo già preparato con tutto l’occorrente che ci avrebbe permesso di ‘sopravvivere’ a quella nuova avventura, per poi lanciarsi nuovamente verso l’auto che, ancora una volta, non tradisce la nostra fiducia, avviandosi senza problemi e portandoci nuovamente a Tropea.

Queste volta, però, riusciamo a parcheggiare in uno stallo bianco in Viale Tondo

Ricorda il nome di questo viale in quanto, quello che lo riguarda, è un aneddoto  che immaginiamo già troverai particolarmente divertente ma di cui proprio non abbiamo intenzione di anticiparti nulla. Porta pazienza, ne varrà la pena.

Un tuffo nel mare di Spiaggia della Rotonda 🤿

Una passeggiata di circa 800 metri ci separa dal centro storico di Tropea, che raggiungiamo abbastanza celermente rinfrancati nelle membra e nello spirito dall’aria fresca del mattino. 

Da Piazza del Cannone, una scala ci conduce alla Spiaggia della Rotonda, che soggiace alle lunghe ombre della rupe di tufo su cui il borgo si arrocca e della falesia su cui sorge il santuario di Santa Maria dell’isola, dove trascorriamo l’intera mattinata bagnati da alcune delle acque più belle a cui ci siamo prestati nel corso della nostra vita e dei nostri viaggi e massaggiati da sabbie che un po’ ricordano quelle della spiaggia di Manganari sull’isola di Ios, in Grecia.

Sabbie bianche, fini e soffici, di quelle che non ti si attaccano addosso e che riesci a rimuovere anche con un soffio: un sogno per tutti coloro i quali, magari, non si reputano degli estimatori della sabbia. 

Le acque della Spiaggia della Rotonda e di Marina dell’Isola sono un paradiso per lo snorkeling: la vita sotto la superficie è copiosa e usa alle ingerenze dell’uomo a spezzarne il naturale decorso. 

Le specie osservabili più comuni sono praticamente le medesime di Capo Vaticano, con una massiccia presenza di occhiate, saraghi, triglie e cefali. Ben più rade, invece, donzelle e castagnole.

La mattinata procede tranquilla: un fresco vento di Ponente scivola timoroso sulle acque tranquille del mare di Calabria, mentre la vita, fuori e dentro l’acqua, si anima a festa tra, musica, giochi e pagine di libri che scorrono fitte mentre l’orologio ticchetta battendo le 12:30.

Un Cuba Libre alla Spiaggia della Rotonda 🍹

«Io avrei un po’ fame. Però mi andrebbe di qualcosa di sfizioso e di facile da mangiare.», esordisce Teresa, spezzando la flemma del mezzogiorno salmastro. 

«Va bene. Che ne diresti se andassi a dare un’occhiata all’offerta di quel chiringuito di stamattina?»

«Va bene. Prenderesti anche dell’acqua?»

«Ma certo. Nient’altro, madame?»

«No, scemo», sorride.

«Allons-y!»

E dunque, mentre Teresa resta a guardia dei nostri effetti al rezzo dell’ombrellone, io, Gaetano, mi incammino verso il Bar Chiringuito Beach – questo il nome del chiringuito che avevamo superato, qualche ora prima, mentre ci dirigevamo verso la Spiaggia della Rotonda. 

Prendo un Cuba Libre, due arancini al ragù di carne e due bottigliette d’acqua minerale, sorprendendomi della straordinaria accoglienza che i calabresi tutti riservano alle persone che si recano in visita di questa loro bellissima terra.

«Si sieda pure a uno dei tavolini. Questi glieli tengo in caldo qui.»

«Davvero? La ringrazio tantissimo!»

«Da dove viene, se posso chiedere?»

«Ma certo. Vengo dalla Campania.»

«Ah, davvero? Allora qui si sentirà praticamente come a casa sua.»

«Mi dia pure del tu. In effetti, è proprio così! Sa, la vostra è una terra davvero magnifica.»

«Mi dia del tu anche lei. Grazie! Il suo… tuo Cuba Libre è pronto! Desideri qualche stuzzichino?»

«Oh, la… ti ringrazio. Va bene così.»

«Perfetto, allora!»

A un cucchiaio dal mondo - Weekend a Tropea e Capo Vaticano

Una granita al Bar Papillon 🍋

Tornato all’ombrellone e trangugiati gli arancini, decidiamo di concederci un ultimo bagno prima di lasciare la Spiaggia della Rotonda per il centro storico di Tropea, dove cerchiamo e troviamo rifugio dal gran caldo presso il Bar Papillon dove ordiniamo due caffè espressi, una granita al limone e un ‘Choco Banana Split‘ (figure in basso), ritemprati dal refrigerio dell’acqua atomizzata da un ventilatore posizionato appena fuori, accanto a una vetrina prospiciente un invitante bancone di gelati artigianali sormontato da un plotone di coppe e bicchieri lucidati e ordinati a testa in giù in una di quelle rastrelliere portabicchieri a soffitto che pare vadano tanto di moda ultimamente.

Nota di merito per il caffè espresso preparato dai calabresi: da campani, dobbiamo dire che è davvero un caffè niente male.

Ora, prima di proseguire con il resoconto di questo viaggio, va fatta una doverosa premessa: nel secondo pomeriggio, avremmo dovuto partecipare a un’escursione in barca che sarebbe partita dal porto di Tropea alle 18:30.

Siccome con noi, oltre alle borse, avevamo anche un ombrellone, pensiamo bene di riportare almeno quest’ultimo alla macchina, in modo da non doverlo, eventualmente, lasciare a terra, incustodito, nel tempo in cui saremmo stati impegnati con l’escursione. 

Questo ci riporta all’aneddoto riguardante Viale Tondo e Maps di cui ti facevamo menzione prima. 

Noi tutti sappiamo bene che, in certe occasioni, Maps decide che la strada migliore per arrivare al luogo designato è anche quella più lunga, e in un certo senso, anche quella meno comoda. 

Questa, neanche a dirlo, è stata proprio una di quelle occasioni. 

Ora, io, Gaetano – avevo deciso di risparmiare a Teresa l’ennesima passeggiata sotto un sole che dire rovente è osare un eufemismo –  ricordavo di aver parcheggiato l’auto vicino a un albero nel summenzionato viale.

E ricordavo anche di aver parcheggiato molto in prossimità dello sbocco di questo stesso viale su Viale Libertà – una delle vie principali della città, che conducono da quello che loro chiamano ‘paese’ al centro storico.

Tuttavia, decido – e di questo faccio ammenda – di affidarmi a Maps,  in quanto, stanco com’ero, sfiancato dal caldo e dalla gran sete, credevo che avrei anche potuto rischiare di perdermi. 

Cosa che, alla fine della fiera, è comunque accaduta e che ha suscitato ben poca ilarità nel sottoscritto, che si è ritrovato a percorrere Viale Tondo da un capo all’altro, per ben due volte. 

Giuro che io proprio l’auto non riuscivo a trovarla. E sono anche abbastanza sicuro di esserci anche passato davanti senza vederla.

Il telefono squilla.

«Teso, dove sei?»

«Sto cercando l’auto…»

«In che senso stai cercando l’auto?»

«Nel senso che non la trovo e quindi la sto cercando…»

«Ma sei serio?»

«T’aggia risponnere proprio? (Devo proprio rispondere a questa domanda?»

«Eccola! Dai, poso l’ombrellone e arrivo.»

«OK.»

Individuata l’auto, protetta dall’ombra dell’albero sotto il quale l’avevo previdentemente parcheggiata – a chi prendo in giro, si è trattato solo di un colpo di fortuna -, ripongo l’ombrellone sui sedili e mi incammino, sudato e con le infradito che pareva si sarebbero sciolte da un momento all’altro, verso il centro storico. 

Teresa, nel frattempo, che aveva deciso di aspettami in Piazza del Cannone, si era spostata nei vicoletti in quanto la presenza di due ubriachi molesti l’aveva spaventata.

Ci diamo, dunque, appuntamento, nuovamente in prossimità del Bar Papillon, dal quale partiamo alla volta del porto di Tropea. 

L’orologio, nel frattempo, batteva le 16:37.

Descent 👣

«È davvero troppo presto per andare al porto», osserva Teresa, dalla cui voce traspariva la giustificata poca voglia di continuare a camminare sotto il sole. 

«Hai ragione, ma ora credo sia tardi per tornare in albergo, darci una ripulita e tornare qui per l’escursione», le rispondo, conscio dei circa venti minuti che occorrono per coprire la distanza che intercorre tra Tropea e il nostro albergo e del fatto che, se avessi anche solo sfiorato il letto col pensiero, io da lì non mi sarei più mosso. 

«Mmh…», mugugna lei, dall’alto di quella ragionevolezza che sembrava aver abbandonato completamente ogni intento di prevaricazione. 

«Che dice Maps, quanto manca?»

«Circa novecento metri…»

«Ouch!»

«Mmh…». 

Ottocento metri più tardi, giungiamo nei pressi della Cattedrale normanna di Maria Santissima di Romania, situata nel cuore del centro storico in Largo Duomo, a circa due minuti da Piazza Ercole e che custodisce la venerata effigie della Madonna di Romania

Superata la cattedrale, poco più in basso, una piccola isoletta pedonale costellata da panchine apre lo sguardo sul porto di Tropea. 

«Ci siamo!», faccio per dire con spirito ottimista, ancora all’oscuro della doccia fredda cui di lì a poco ci saremmo sottoposti nel cimentarci nella discensione di una scalinata di ben centodieci (110) gradini fra le più ripide che avevamo mai percorso. 

Ma le disavventure non finiscono qui. 

Esatto, perché Maps, ancora una volta, ci conduce sul lato sbagliato del porto. 

Dannato Maps. 

Per cui, tornati sui nostri passi, raggiungiamo, finalmente, l’imbarco per le Isole Eolie dal quale sarebbe partita l’escursione. 

L’orologio batteva le 17:09.

Per cui, tornati sui nostri passi, raggiungiamo, finalmente, l’imbarco per le Isole Eolie dal quale sarebbe partita l’escursione.

L’orologio batteva le 17:09.

«Avete escursione?», domanda un omone abbronzato seduto su una sdraio intento a sgranocchiare patatine, cappello da pesca avorio, canotta in cotone bianca, costume da bagno e infradito. 

«È così, Ma crediamo sia ancora presto»

«Siete del turno delle 18:30

«Sì!»

«Allora è decisamente presto. Andate a fare una passeggiata nel frattempo. Dopo, andate lì, dove vedete parcheggiato quel motorino»

«Grazie!»

«Di passeggiare non più alcuna intenzione», intima Teresa con voce plumbea e distaccata. 

«Tranquilla, neanche io. Cerchiamo un posto al fresco e sediamoci un po’».

Ci sediamo su di un muretto non molto lontano dall’imbocco della scala dalla quale prima eravamo scesi.

Fra una chiacchiera e l’altra, commentiamo un po’ i passanti, cercando di capire da dove provengano, in base alla lingua e all’abbigliamento. Alcuni di questi, vestiti di tutto punto per quella che, presumibilmente, avrebbe dovuto essere una cerimonia formale. Altri in costume. Altri ancora in abbigliamento da mare.

Weekend a Tropea e a Capo Vaticano – Tutti a bordo 🚤

I tre quarti d’ora che ci separavano dall’escursione, fortunatamente, passano in fretta. 

Pertanto, ci incamminiamo nuovamente verso il porto. Ad attenderci, un variegato manipolo di individui tra cui riconosciamo gli organizzatori dalle t-shirt bianche con decalcomanie in varie tonalità di blu. 

Uno di loro, allampanato, abbronzato, con occhiali da sole e berretto da pesca, ci si avvicina, chiedendoci se avessimo dovuto, anche noi, partecipare all’escursione.

«Ma certo. Mi lasci solo accendere il cellulare così che le possa mostrare il QR della prenotazione: è quasi scarico, ho dovuto spegnerlo», replico, io.

«Oh, non servirà. Qual è il suo nominativo?»

«Del Gaiso, oppure Gaetano.»

«Del Gaiso, Del Gaiso… Sì: due persone, giusto?»

«Sì, è esatto!»

«Perfetto! Avrei solo bisogno delle vostre firme qui e poi avremmo finito.»

Apposte le nostre firme ed esaurito questo rituale preliminare, ci attardiamo, insieme al resto dei partecipanti, fra i confini e nell’intorno dello stallo d’attesa per gli imbarchi, nell’attesa che uno qualsiasi degli organizzatori ci desse l’OK per la partenza.

OK che non tarda molto ad arrivare. Per cui, una volta raggiunto un cancello , il nostro accompagnatore chiede a noi, essendo i primi della fila.

«Italiani?»

«Sì!»

«Bene. Vedete quel gommone, quello in fondo al molo col tettuccio grigio? Bene, quella è la vostra imbarcazione. Oh, quasi dimenticavo: potreste consegnare questo a Leo? Grazie, allora!» 

Ci allunga un foglio di carta A4 che aveva tutta l’impressione di essere un modulo con su scarabocchiate delle cose comprensibili solo a loro. Sorridiamo divertiti, ripensando a quanto perplessi ci avesse lasciati quell’ultimo, inaspettato scambio di battute. 

Raggiunto il gommone (figura a sinistra), veniamo accolti da quella che sarebbe stata una delle tre guide che ci avrebbero accompagnati nel corso di una di quelle che, di lì’ a poco, avremmo ribattezzato come una delle escursioni più belle e fuori di testa a cui abbiamo mai partecipato. 

Saltati i convenevoli, veniamo accolti a bordo, non prima di aver tolto le infradito e averle riposte in una scatola sulla banchina.

Verso Capo Vaticano, in balia delle onde 🌊

Sistemati tutti, il gommone lascia il porto di Tropea, per dirigersi verso Capo Vaticano per la prima sosta bagno dell’escursione. 

Non senza turbolenze: eh sì, perché quel pomeriggio un fortissimo vento di scirocco dallo stretto aveva sollevato il mare, rendendoci impossibile la sosta a Capo Vaticano, celebre per il faro, tutt’oggi attivo per la roccia a forma di leone posta a guardia di uno dei tratti di costa più selvaggi e suggestivi della regione.

Ciò che, tuttavia, non è stato in grado di fare è stato dissuadere il conducente dalla convinzione che accelerare contro onda sarebbe stata una buona idea.

Che salti! Follia! Ma, sotto, sotto, la cosa ci ha divertiti un sacco.

La baia di Formicoli e l’antico porto romano 🤿

In ogni caso, poco male, perché la sosta bagno successiva è stata in uno dei luoghi più suggestivi della Calabria, al largo della Spiaggia di Formicoli (figure in basso), famosa per custodire, sotto la superficie del mare, i resti di un antico porto romano, invasi da praterie di posidonia e abitati da una fauna ittica particolarmente copiosa e attiva.

Verso la Grotta dello scheletro 🏝️

Tornati a bordo, ci dirigiamo verso la Grotta dello scheletro (figura a sinistra), anche nota come grotta azzurra, uno dei tesori nascosti della Costa degli dei

La sua storia è tanto interessante quanto straordinariamente pittoresca. Seconda guerra mondiale: una cannoniera turca scambia la roccia per una nave nemica, e inizia a bombardarla, creando quelle insenature e quegli anfratti che l’hanno resa tanto celebre e affascinante.

Sfortunatamente, non ci viene concesso di immergerci, data l’impressionante mole di imbarcazioni, inclusa la nostra che, in quel momento, si avvicendano nelle sue prossimità.

Un bagno al tramonto alla Marina dell’Isola 🌅

Tempo di tornare al largo della Spiaggia della Rotonda di Tropea dove, ad attenderci, uno dei bagni al tramonto più stupefacenti ed emozionanti della nostra vita (figure in basso). 

Il sole che lentamente discende dietro la linea dell’orizzonte, tingendo di rosso un mare nero come l’olio e piedi e testa che riaffiorano dall’acqua a contemplarne il formidabile prodigio.

A corroborare l’unicità di quel momento, un aperitivo semplice, costituito da un bicchiere di prosecco e una manciata di sacchetti di patatine rosicchiate a tempo di musica. 

Già durante la tratta di rientro al porto, avevamo iniziato a fare i conti con l’idea che avremmo dovuto ripercorrere l’intero percorso a ritroso per poter raggiungere la nostra auto e tornare, finalmente, in albergo.

Il che avrebbe significa inerpicarsi nuovamente su per quella scala che tanto avevamo faticato a scendere, attraversare nuovamente il centro storico, che, a quell’ora del sabato sera, sarebbe stato sicuramente stipato di turisti e percorrere Via Libertà per raggiungere l’imbocco di quel Viale Tondo di cui non voglio, io Gaetano, sentir parlare mai più al di là della pubblicazione di questo racconto di viaggio. 

Ma, ciò che è successo non ce lo saremmo mai aspettati. 

Di pizza, ‘nduja e semifinali mondiali 🍕

Veniamo fermati da quello che avremmo scoperto poco dopo essere un locale che stava trafficando con il bauletto di quello che immaginiamo essere il suo Scarabeo. 

«Ragazzi, voi dove dovete andare?»

«Come scusi?»

«Dove abitate? In paese, nel centro storico?»

«Ah, beh, in effetti siamo in visita. Abbiamo la macchina in paese.»

«Ah, capisco. Allora non salite da qui. Vedete questa strada? Bene. Appena dopo il secondo tornante, noterete una scala, sulla vostra sinistra. Prendete quella, taglierete di molto il percorso.»

«Dice davvero?!»

«Ma certo. sono di Tropea, chi meglio di me potrebbe saperlo?»

Ora, tu credi nella Provvidenza? In quella forza superiore che pare diriga le vicende umane e il destino del mondo?

Ecco, noi siamo convinti che quella fosse soltanto una delle sue infinite manifestazioni. 

Perché, che tu ci creda o no, appena superato quel secondo tornante, quella scala l’abbiamo trovata per davvero. L’abbiamo risalita e siamo sbucati proprio nel cuore del centro storico di Tropea. Una scorciatoia, quella, che ci ha risparmiato almeno ottocento, forse novecento metri di passeggiata. 

Grazie. Grazie infinite, sconosciuto del quale non abbiamo avuto neanche la delicatezza di chiedere il nome. 

Dunque, riaffiorati dall’oscurità di quell’ennesima arrampicata per immetterci nell’abbacinante fulgore delle infinite luci della perla del Tirreno, riduciamo, con passo pigro ma deciso, le distanze fra noi e l’auto, che raggiungiamo, questa volta, senza grossi problemi, mettiamo in moto – incrociando tutto quanto possibile incrociare nella speranza che partisse – e torniamo in albergo. 

Dopo una doccia e un cambio veloce, scendiamo al ristorante annesso dove ordiniamo una pizza margherita e una ‘A Turri’, che altro non era che una margherita con ‘nduja, una Coca Zero e dell’acqua ben ghiacciate e lasciamo che la sera scivoli lentamente in quella che sarebbe stata la nostra ultima notte in Calabria.

A un cucchiaio dal mondo - Weekend a Tropea - Pizza 'A turri'

Giorno 3 – Arrivederci Calabria 🛣️

Il mattino successivo, il sole che irrompe prepotentemente nella nostra stanza dalla porta finestra che la sera prima avevamo lasciato aperta per via di una leggera brezza che pensavamo avrebbe conciliato bene il sonno, e il gran caldo, ci fanno svegliare in un bagno di sudore. Per fortuna, le valigie le avevamo già messe a posto la sera precedente. 

Per cui, ci dirigiamo a passo svelto verso il ristorante per consumare la nostra ultima colazione, che si è svolta in maniera pressoché simile a quella del mattino precedente. 

Se non fosse che il cameriere in servizio ci si avvicina per domandarci:

«Di dove siete?»

«Noi veniamo da Salerno.»

«Salerno?»

«Sì, ‘vicino’ Napoli.»

«Ah sì, Napoli.»

«E tu, invece?»

«Secondo voi, da dove vengo?», portando la nostra attenzione sul colore della sua pelle.

La qual cosa, in tutta coscienza, ci ha fatti sentire un po’ a disagio, non volendo apparire scortesi.  

«Davvero non sappiamo. Forse, Africa?»

«Ma certo, Africa! E riuscite a capire anche da dove?»

«Forse Congo, Zambia, Namibia?»

«Non esattamente, Etiopia.»

«Ma che meraviglia!»

La nostra chiacchierata con Yonathan – questo il suo nome – è continuata per almeno un quarto d’ora, durante il quale lui ci ha rivelato di essere uno studente di Scienze Politiche prossimo alla laurea, con una borsa di studio attiva presso l’Università di Genova e con nel cassetto il sogno di lavorare, un giorno, presso l’ambasciata etiope in Italia.

«Lavoro in estate per pagarmi gli studi e per poter viaggiare quanto più possibile.» 

Il suo racconto ci lascia positivamente di stucco: un ragazzo, poco più che diciottenne, lascia casa e famiglia per trasferirsi in un posto a migliaia di chilometri di distanza, dove nessuno parla la sua lingua né comprende – nè cerca di comprendere – la sua cultura, per inseguire il suo sogno di contribuire a rendere il mondo in cui vive un posto migliore. 

Ovunque tu sia in questo momento, Jonathan, ci auguriamo tu possa riuscire ad esaudire tutto ciò che hai desiderato per te stesso. 

A malincuore, lasciamo Yonathan per tornare in stanza, lavare i denti, recuperare le valigie e tornare alla Spiaggia del Tono per un ultimo bagno di commiato da una terra che sorprende per tutto ciò che è e che rappresenta, al di là di come, invece, talvolta viene rappresentata.

Grazie Calabria. 

E grazie Opel, per esser riuscita a riportarci a casa.

Conclusioni

Grazie infinite di averci accompagnati in questo viaggio alla scoperta di Tropea e di Capo Vaticano.

Speriamo davvero che questo racconto ti abbia divertit* e, magari, persuas* a prenotare il tuo prossimo soggiorno in Calabria, terra feconda, ospitale e custode di una bellezza tutta da scoprire.

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Ti auguriamo di poterne vivere altrettante.

Un saluto dai tuoi affezionatissimi Gaetano e Teresa.

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